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cosa sta succedendo, veramente, in Kenya ?

Pubblico volentieri un articolo passatomi dal mio amico Davide di Wilderness:

Una voce dal Kenya
La vera crisi del Kenya deve ancora avvenire
Ho seguito con grande interesse lo spazio dedicato dai media alla crisi post elezioni in Kenya, e devo confessare che ne ho provato grande frustrazione.
Chiunque segua un telegiornale o legga un quotidiano sa che in un mese circa 1,000 persone hanno perso la vita, negli scontri del dopo elezioni.
Questa tragedia ha attratto un’incredibile attenzione mediatica.
Forse questo è il momento opportuno per invitare a conoscere altre grandi tragedie e non perdere il senso delle proporzioni.
Un bellissimo libro, “The End of Poverty”, di Jeffrey Sachs ci può aiutare a capire che cosa accade quotidianamente in Africa, senza che se ne sappia attraverso i media.
Il candidato al premio Nobel per la Pace, Bono, nell’introduzione al libro dice “15,000 Africani muoiono in Africa ogni giorno per malattie prevenibili e curabili, come AIDS, malaria, tubercolosi, per assenza di medicinali che noi diamo per scontati”.
Eppure questa tragedia non trova spazio nei media.
Secondo l’autore tra 1,200,000 (un milione duecento mila) e 3,000,000 (tre milioni) bambini Africani muoiono ogni anno di malaria: significa che quando avrete finito di leggere queste righe altri 20 bambini saranno deceduti (5 al minuto). Dei fortunati sopravvissuti ogni 14 secondi uno viene reso orfano a causa dell’AIDS.
Vivo in Kenya da più di 12 anni, ci sono venuto per la prima volta nel 1975. Sono stato il pionere dell’ecoturismo in Kenya, mi occupo di beneficenza tramite la Maasai Wilderness Conservation Trust, che ho fondato.
Mi permetta di passarle delle informazioni che non ho trovato nei vari servizi dedicati dai media al Kenya nelle ultime settimane.
Il turismo in Kenya dà lavoro a 900,000 persone, contribuendo per il 15% al Prodotto Interno Lordo. Ha sorpassato lo scorso anno le industrie di tè e caffè per incasso di valuta.
Si stima che entro poche settimane più della metà degli impiegati nel settore turistico perderanno il proprio lavoro.
L’Associazione degli Industriali del Kenya prevede un decurtamento di 400,000 posti di lavoro, entro Giugno.
Circa 1,000,000 di persone saranno senza lavoro. La catena è lunga e sicuramente l’altro cruciale settore economico del Kenya sarà in crisi: l’agricoltura.
E’ realistico stimare che 2,000,000 di persone saranno entro pochi mesi prive di lavoro. 2,000,000 di padri e madri che non avranno di che sfamare i propri figli.
Questa è la vera tragedia che può accadere in Kenya, con le conseguenze mortali che possiamo tutti immaginare.
E’ prevenibile? Certamente che lo è!
La soluzione è stata suggerita poche settimane fa dal Papa, ed è di una facilità inaudita: “l’info-etica”. Gli occidentali necessitano semplicemente di informare eticamente. Si deve smettere con i sensazionalismi, le cui conseguenze hanno effetti devastanti sulla vita di migliaia di padri, migliaia di madri, migliaia di bambini.
I servizi dei media sul post elezioni in Kenya si sono concentrati tutti sulla violenza, usando parole come “genocidio”, “guerra civile”, “pulizia etnica”. Devo ancora leggere o sentire spiegazioni approfondite su come queste orribili violenze siano in realtà limitate a poche zone del paese (Il Kenya ha una superficie doppia rispetto all’Italia), abbiano per lo più coinvolto un’incredibilmente piccola e particolare porzione della popolazione (giovani, privi di lavoro).
A onor del vero pochissimi individui (il Kenya ha 35,000,000 di abianti), privi di lavoro, hanno contestato il discutibile risultato elettorale, e pocchissimi scalmanati si sono vendicati delle violenze. Questo è avvenuto unendosi in gruppi di appartenenza, che in Africa sono le tribù, come nei violenti confronti di Los Angeles ci si raggruppa per colore delle pelle, o nelle contestazioni di appartenenza ad una nazione (penso alla Spagna, ma anche all’Italia) ci si raggruppa per matrice culturale e regione di origine.
30,000 turisti stavano visitando il Kenya durante il picco delle violenze post elezioni. Non un singolo turista ne è stato interessato.
Nei media occidentali non è stato dedicato altrettanto spazio alle negoziazioni di pace, all’impegno assunto da Governo e opposizione a trovare repentinamente una soluzione che ponga fine alle violenze e risolva l’impasse politica, alla dichiarazione di Kofi Annan che ritiene tale soluzione ottenibile in meno di quattro settimane.
Nessuno spazio è stato dedicato alle migliaia di Kenyani che stanno donando denaro, vestiti, cibo, che si sono trasformati in volontari. Eppure migliaia e migliaia di Kenyani si sono uniti nella solidarietà, senza distinzione di razza e di cultura o di regione di appartenenza.
Non fa notizia?
Questo nel paese che si dice abbia una guerra civile e dove si dice avvenga pulizia razziale…
Sono nato Italiano, ma sono diventato Kenyano. La mia voce qui si vuole unire a quella di milioni di Kenyani che con sforzo si sono impegnati ad assistere gli uni gli altri nella crisi.
Come ex occidentale questo è il mio appello agli occidentali, agli Italiani: la tragedia che ci si prospetta è evitabile, le cause sono certamente nate qui in Kenya, ma è in occidente dove ne sono state moltiplicate le proporzioni a dismisura, mettendo a rischio la vita di migliaia e migliaia di poveri Kenyani,
Luca Belpietro
 

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