La storia della Namibia. Il racconto di Roberto, parte 1.
IL LIBRO DI UN SOGNO INCREDIBILE…
o
IL SOGNO INCREDIBILE IN UN LIBRO?
… comunque è il “nostro” viaggio,
che dobbiamo ricordare per sempre!
Non esiste vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane
(Emily Dickinson - poetessa statunitense – 1830-1886)
Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli
(Emilio Salgari – romanziere italiano – 1863-1911)
… e magari di perderli (citazione anonima moderna)
| Prima parte dello splendido racconto che ci ha inviato Roberto Filippetto dopo il suo viaggio con noi. |
TURISTI NOI … MA NON PER CASO
Obiettivo NAMIBIA
Il paese favola, terra inconsueta dai contrasti stupefacenti, che non immagini e che non ti aspetti d’incontrare, dai paesaggi infiniti e dai mille incredibili colori, che non smette mai di stupire e di sorprenderti, che ti affascina… inesorabilmente, infinitamente e senza tregua!
Alcuni cenni storici…
Il primo europeo a sbarcare in Namibia fu il navigatore portoghese Diego Cao (più che portoghese mi sembra nativo di Novoledo!), che nel 1486, alla ricerca della rotta per le Indie approdò, suo malgrado, sulla costa nella località oggi conosciuta come Cape Cross (che si trova lungo
Due anni dopo fu la volta di Bartolomeo Diaz (altro portoghese, altro giro, altra corsa …), che sbarcò, invece, nella baia di Angra Pequena, l’attuale Luderitz (ad estremo sud del Namib Park).
La zona costiera ed il suo immediato entroterra si rivelarono subito ostili, aridi e così estremamente inospitali da scoraggiare spedizioni successive…. e passarono gli anni… tanti!
Nel 1750 Jacobus Coetse, cacciatore olandese di elefanti, fu il primo uomo bianco a raggiungere l’interno della Namibia.
Seguirono le sue tracce diversi commercianti provenienti dal Sudafrica ed alcuni missionari tedeschi che fondarono la prima missione a Bethanien, nel sud del paese, nel 1805.
Nel 1878 gli inglesi occuparono il porto di Walvis Bay, attratti dalle immense risorse ittiche del mare, mentre all’interno del paese cominciavano ad imperversare violenti guerre tribali.
Nel 1883 il tedesco Franz Adolf Eduard Luderitz diede il via al processo di colonizzazione tedesca (che si completò l’anno successivo), acquistando, da un capo Nama, alcuni territori intorno ad Angra Pequena (proprio quella del Bartolomeo Diaz) e chiedendo aiuto e protezione al (poco sensibile) governo tedesco.
Il cancelliere Bismark informò il governo del Capo (non quello di Buona Speranza, ma Capo Cross, ad un tiro di schioppo da Swakopmund, quel tempo sotto il dominio inglese) che la zona era diventata un possedimento tedesco e la cittadina di Angra Pequena venne così battezzata Luderitz Bay, nome che conserva tuttora.
Ma andiamo per ordine e… per dovere di cronaca spicciola, occorre fare alcune ulteriori ed importanti precisazioni…
Questo F.A.E. Luderitz, nato a Brema nel 1834, che aveva ereditato dal padre una fiorente attività commerciale nell’importazione del tabacco, ci viene dipinto come un orgoglioso spirito tedesco ed un intrepido viaggiatore. Questo “benedetto” uomo, che i posteri ci indicano dall’aria decisa ed assai rispettabile, aveva nel sangue la passione dell’avventura (come il gruppo AVIS di Vicenza).
Attratto in particolare dall’Africa (come il gruppo AVIS di Vicenza), nel 1881 aveva avviato un’azienda agricola in Nigeria, ma non soddisfatto, due anni dopo si era spinto via mare verso sud lungo la costa occidentale del continente nero, fino a fermarsi, appunto, verso la fine del 1883, nella baia già ricordata (Angra Pequena).
Questa zona gli sembrò adatta per la creazione di un porto e di una base commerciale e non ebbe pace finché non riuscì ad acquistarla, insieme ad un lungo tratto di costa, dal capo dei Nama di prima, come abbia già detto.
Fu un colpo maestro e il “nostro” comprese che quel territorio appena “conquistato” poteva servire da trampolino di lancio per una più vasta espansione tedesca sul suolo africano e, quindi, si rivolse al cancelliere Bismark, affinché stabilisse nella zona un presidio militare, ponendola ufficialmente sotto il protettorato della Germania imperiale.
Bismark, persona molto sensibile ed umana (!) e che al congresso di Berlino del 1878 aveva ridisegnato, sadicamente, gli equilibri (anzi gli “squilibri”) politici dell’intera Europa, aveva nei confronti dell’Africa e degli affari coloniali in genere una considerazione di puro e semplice disprezzo… praticamente gli stavano (l’Africa in particolare) sul cazzo!
Rispose, sempre al “povero” Luderitz, che i soldati in Namibia se li poteva sognare, ma, costretto dalle pressioni dei forti poteri economici, alla fine capitolò e nell’estate del 1884 si rassegnò a porre i territori acquistati da Luderitz sotto la protezione tedesca.
A dire il vero, non è che si sacrificò poi molto …se la cavò, infatti, con il minimo sforzo: un commissario rincoglionito, una bandiera (usata e sporca) del Reich, uno sparuto e sfigato drappello di funzionari e un contingente di 23 soldati incazzati e con il morale sotto i proverbiali tacchi…. Praticamente un intervento ed una spiegazione di forze della Madonna!
Ma fu comunque l’inizio di una storia, la storia dell’Africa tedesca del Sud Ovest, destinata ad imprevedibili e tristi sviluppi: trent’anni di avventura coloniale cominciati distrattamente, quasi per gioco, e culminati dopo un crescendo inesorabile di violenze, nella tragedia e nel disonore. Decisamente una “gran bella storia” da raccontare e di esserne fortemente molto fieri!
E il prode “desaparecido” Luderitz?
Nel frattempo l’energico imprenditore era incappato in una serie di errori fatali e sfighe varie. Anche a causa dei devastanti conflitti fra i Nama e gli Herero, le sue incerte aziende fallirono …Ma non si diede per vinto e sempre più innamorato dell’Africa ( e di una sfrenata ed irresponsabile ambizione), ben lungi dal tornare in Germania (gli avrebbero fatto le pernacchie!), decise di proseguire le sue esplorazioni e le sue ricerche (a vanvera!).
Nel 1886 la sua vita avventurosa arrivò (finalmente!) all’epilogo: annegò mentre prendeva parte ad una spedizione sul fiume Orange. Aveva 52 anni e in suo onore (o disonore!) l’Angra Pequena fu ribattezzata baia di Luderitz (lo abbiamo già detto?). Fine di questa amara storia!
La conferenza di Berlino nel 1884 ufficializzò l’annessione da parte della Germania dell’intero paese, che divenne protettorato tedesco e venne denominato Africa del Sud Ovest. con eccezione dell’ “enclave” Welvis Bay, occupata dai britannici.
Inizialmente i tedeschi si disinteressarono completamente del nord (dove vivevano gli Ovambo, ben armati, incazzati quel che basta, organizzati e decisi a mantenere, ad ogni costo, la loro indipendenza), concentrando i loro sforzi nella parte centrale del paese, dove costruirono la ferrovia fra Swakopmund e Windhoek ed iniziarono a conoscere e a “sfruttare” le immense risorse minerarie.
Crebbe il malcontento delle popolazioni indigene Herero e Nama (sempre loro i sovversivi!), che iniziarono ad attaccare i possedimenti e le fattorie dei tedeschi.
I quali tedeschi, per mantenere l’ordine, vennero a patti e firmarono diversi trattati con alcuni capi tribù (della serie non si sa mai…l’importante è pararsi sempre il culo!).
Ma nel 1888, all’età di 29 anni, era intanto salito (tragico presagio) al trono il nuovo imperatore germanico Guglielmo II che nel 1890 costringe alle dimissioni il vecchio Bismark, nominando cancelliere il conte Leo Caprivi di Caprara di Montecuccoli (un nome breve, semplice e facile da ricordare nei secoli..), affidandogli il preciso mandato di contrastare in Africa le mire espansionistiche degli altri stati europei…una missione da poco, di semplice amministrazione!
Con abile diplomazia, il conte riuscì nel difficile intento di negoziare con
Ma non bastò quell’accordo (strategico?) a pacificare la colonia.
Le lotte tribali si moltiplicavano e le varie etnie, i Nama in primis (ma sono sempre loro!), cominciarono a capire che i loro guai derivavano quasi esclusivamente dall’espansione tedesca che le privava rapidamente delle aree più fertili (lo avevano finalmente capito…meglio tardi che mai!).
Il governo di Berlino (che si era rotto un po’ i coglioni) inviò, allora, ingenti rinforzi militari, spedendo sul posto le tristemente celebri Schutztruppe.
Nel 1903 i Nama si ribellarono in massa, capeggiati dal loro grande capo Hendrik Witbooi, seguiti nel gennaio dell’anno dopo dagli Herero, il cui capo supremo Samuel Maherero ordinò, a sua volta, la rivolta, invitando anche altri gruppi etnici a fare altrettanto!
Gli Herero massacrarono 150 coloni nelle loro fattorie.
La reazione tedesca fu feroce e spietata (non avevamo dubbi in proposito!). La repressione guidata dal generale Lothar Von Trotha condusse a stermini indiscriminati perpetrati dai tedeschi (con le sorgenti d’acqua avvelenate) e culminò nella sanguinosa battaglia del Waterberg nell’agosto del 1905, dove vennero letteralmente trucidati 60.000 Herero e quelli che sopravvissero e riuscirono a fuggire si dispersero nel deserto del Kalahari, dove in gran parte morirono di sete (facendo, praticamente, la fine del pantegan!).
Fu un crimine espressamente voluto da quella brava persona che era Guglielmo II, lo stesso folle ed incosciente imperatore che dieci anni dopo avrebbe fatto precipitare
Gli Herero, questo fiero popolo, composto oggi in Namibia da circa 130.000 persone, sta ancora chiedendo giustizia alla Germania… (campa cavallo…).
I Nama tentarono una coraggiosa quanto inutile antirivolta, ma nell’ottobre dello stesso anno furono definitivamente debellati e il loro capo ucciso.
Nel 1908 nei dintorni di Luderitz avvenne la scoperta più eclatante per la storia della Namibia: venne trovato il primo diamante.
Nel nord del paese vennero aperte importanti miniere di rame, zinco e piombo, nel sud si sviluppò l’allevamento delle pecore e l’industria laniera e venne ulteriormente ampliata la rete ferroviaria.
Questo florido periodo venne però interrotto dallo scoppio della prima guerra mondiale che portò alla sconfitta della Germania.
L’esercito sudafricano, sotto il comando britannico, invase l’Africa del Sud Ovest e contando sull’aiuto delle popolazioni indigene, inflisse il colpo fatale alle truppe tedesche a sud di Otavi: era il luglio 1915 e il sogno imperiale dell’Africa Sud Ovest era finito per sempre. Annegato in un mare di sangue e di ignominia! Decisamente una gran bella figura!
Nel 1919 con il trattato di Versailles,
Nel 1920
Il mandato sudafricano si trasformò, invece, in una seconda colonizzazione … praticamente dalla padella alla brace!
Nel 1928 ci fu una grande migrazione di bianchi (Afrikaans noti anche come Boeri), nullatenenti alla ricerca di nuove terre, che occuparono le zone destinate all’agricoltura e all’allevamento, a discapito delle popolazioni nere che vennero relegate nelle “homelands”, piccole riserve nelle zone più aride del paese.
Nel 1948 il Sudafrica annesse l’Africa del Sud Ovest, facendola diventare la quinta provincia dell’Unione Sudafricana.
Il partito nazionalista al potere estese le leggi razziali dell’apartheid (separazione delle razze) all’Africa del Sud Ovest ed i rapporti tra ONU (che aveva sostituito
Nacque in quegli anni lo SWAPO (South West Africa Political Organization) che diresse la lotta armata contro l’esercito sudafricano.
Nel 1973 il consiglio di sicurezza dell’ONU decide di porre fine al dialogo con il Sudafrica (era ora…).
Nel 1978 viene proposto un piano per l’indipendenza del paese e lo SWAPO viene riconosciuto come rappresentante ufficiale del popolo namibiano.
Il piano non venne, però, accettato dall’esercito sudafricano ed ebbe, così, inizio una serie di interventi militari che durò per anni, soprattutto al nord ai confini con l’Angola.
Dopo una lunga serie di snervanti negoziati solamente nel 1989, con la risoluzione 435 dell’ONU, l’esercito sudafricano lasciò il paese e sotto il controllo dell’ONU si svolsero le prime elezioni libere e multipartitiche che, nel novembre 1989, portarono lo SWAPO alla vittoria.
Sam Nujoma (appartenente al gruppo etnico Ovambo) e leader storico dello SWAPO divenne il primo presidente.
Fine anche di questa storia!
A presto su queste pagine per la seconda parte del racconto!
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