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La poetica Namibia della “piccola San” Alessandra

 Premettendo che sarà alquanto difficile poter spiegare a parole questa formidabile esperienza, tenterò comunque di far giungere alle vostre narici il profumo di questa terra, quello della Namibia, un profumo particolare, ma mai nauseante. “Aguzzate” l’olfatto quindi!!!!

 

METAMORFOSI DI UN VIAGGIO.   Introduzione…..   È necessario innanzitutto dire che questo viaggio contiene in sé ben due viaggi…due viaggi che fanno appello a due realtà di fondo differenti.Questa potrebbe essere una plausibile spiegazione al titolo del mio scritto “Metamorfosi di un viaggio” perché, effettivamente, le prime due settimane trascorse in Namibia mi hanno donato alcune sensazioni, mi hanno provocato emozioni che solo una natura sconvolta può dare. La seconda ed ultima parte del viaggio invece, quella più umanitaria è stata unica, dura ed indimenticabile. Siamo quindi, pensandoci bene, anche di fronte a due profumi diversi, entrambi però degni di attenzioni.   

-Alcune prime impressioni

Se una duna può avere 45 colori la Namibia intera quanti ne possiede????

 

Beh, signori tanti!

Provate innanzi tutto a chiudere gli occhi e ad immaginare qualcosa di grande. Fatto???  

Bene. Bravi. Ora però dimenticate tutto. Allargate la mente e cacciatevi dentro un’immagine senza confini. Ne siete capaci??? No, come previsto.  

Forse perché noi abbiamo il brutto vizio di mettere sempre confini a tutto.

Proprio per questo motivo, in nome di un briciolo di infinito, che consiglio a tutti di raggiungere questo luogo incomprensibile, la terra del MAYBE, SORRY e TOMORROW. Immagino un cieco qui al mio posto, senza vedere potrebbe sentire l’odore del giallo terroso e ruvido del terreno quello dell’azzurro, così lanoso, soffice.  

Ecco perché parlo di profumi. Qui ogni cosa sembra parlare della sue essenza, qui gli alberi sanguinano se feriti. Camminare sul taglio di una duna, prendere la piega ondulata della sabbia mossa dal vento, respirare l’aria di un fiume che non esiste più, vedere animali il cui corpo non potrebbe essere disegnato neanche dalla mano piccola e fantasiosa di un bambino. Questa è per me ora la Namibia. Gli spazi sono grandi, gli alberi sono grandi, il cielo e le stelle sono grandi …tutto è grande. Che effetto fa per ora l’Africa?? A me sembra di volare…in groppa al nostro Mercedes mi sembra di volteggiare a 10000 piedi da terra.

Nietzsche diceva che solo i bambini sanno volare. Allora mi domando: sarò infantile oppure è semplicemente l’Africa??? Forse è quel semplicemente che ci può aiutare. Chi tra noi ricorda ancora la semplicità di una natura che si fa piccola, quasi invisibile in mancanza d’acqua e cattiva, aggressiva in vicinanza di un fiume colmo di coccodrilli? Pochi.   Il pescatore di Hemingway, dopo aver passato tutto il giorno sopra una barca rovinata dall’acqua del mare, chiudeva gli occhi e faceva sogni che non odoravano di salsedine. Chiudeva gli occhi e sognava i leoni, i re dell’Africa e della siccità.

Ma allora noi dall’alto dei nostri palazzi di cemento grigio,tra le code di auto sulle strade e le gomitate nei centri commerciali abbiamo il diritto di chiudere gli occhi e di sognare questa terra meravigliosa così’ tanto diversa dalla nostra????  


-Alcune seconde impressioni Chiamano l’Africa la culla del mondo. Oggi questo paese mi è sembrato tutt’altro. Sul retro di un pick up ho visto visto donne scalze ridere sguaiatamente tra le capanne di paglia e fango. Le ho viste guardarsi attorno tra le vie senza nome di un villaggio pieno di sabbia. Le ho viste placide di fronte alla donna che mi ha fatto sentire l’altro profumo dell’Africa.

Entro in un cortile. C’è quella donna, sua madre ed un ragazzo. La prima è malata, ma non sa perché.

Sa di essere al mondo, ma è all’oscuro del motivo. Non sa perché sia stata abbandonata da due uomini.

Non conosce il motivo per cui suo figlio non è normale e neanche sa perché la madre sia pazza.

Ha il viso invaso da una colonia di mosche… anche i cavalli scuotono la coda per mandare via gli insetti, mentre lei nulla, impassibile. È seduta di fronte ad un porta rossa e sconquassata che parla di solitudine perché nessun estraneo l’ha mai aperta.

  In quel cortile maleodorante seduta per terra fra queste persone ho percepito una triste vera verità. Fare del bene non è semplice. Come tutti i miei compagni mi sono sentita inutile, prossima alla soglia dell’ignoto, senza domande, ma soprattutto senza risposte. Avevamo due occhi per guardare e bocche troppo terrorizzate per modellare parole. Una volta voltati gli sguardi scompaiamo dietro le capanne fragili lasciando di noi solo occhi grandi cosi tanto da infuocare il ghiaccio.  
Il secondo profumo di questa terra prende il nome di contraddizione. La natura sembra sapere tutto, ogni arcano segreto al contrario dei suoi abitanti che sembrano aver perso tutte le chiavi d’avorio che aprivano a risposte.
Persone e paesaggio.
Arte.
È come un quadro dove persone e paesaggio sembrano poter possedere un’esistenza a se perchè indipendenti. Una donna disegnata su un tela bianca da una sensazione differente rispetto al solo bianco o al solo paesaggio desolato. Sta all’osservatore il vedere tutto bianco, tutto donna, tutto natura oppure meglio, tutto e basta. Si può valutare un sorriso ed un cuore triste che batte. Si può osservare un sole grassottello e dormiglione. Si può tentare di dare un particolare significato al bianco ma, perché non badare alla completezza?
 
La Namibia è sì paesaggio, fonte di ispirazione per libera associazione di idee, ma è anche popolo, è anche un cuore che batte a ritmo di jambè. Quanti abitanti ha questa terra? Solamente 2 milioni. Quanti problemi hanno questo pochi? Tanti. Allora, in conclusione, per la completezza, consiglio a tutti di tentare di fare del bene anche a costo di piangere e di sentirsi un nulla. Quanto dura una stretta di mano sincera? Per sempre.  
 
RINGRAZIAMENTI   A nome di tutti i ragazzi che hanno condiviso con me queste emozioni volevo ringraziare alcune persone. Innanzitutto la nostra guida, Emiliano, che ha trasmesso in modo straordinario la passione che possiede per questa terra.
Una passione vera e sincera per il paesaggio, per gli innumerevoli animali ma anche una passione nei confronti del popolo che abita questa terra, un popolo che ha i suoi tempi, un popolo che rimanda sempre …ma il mal d’Africa penso che comprenda anche questo.  
 
Grazie anche al nostro mitico ed avventuroso autista Domingo, alias Uerajie, dall’Herero “ perché sei venuto????” che non sta mai fermo…lavora lavora e non si riposa mai.  
 
Grazie al nostro accompagnatore Bruno, il capo dei “figli della luce”, che in nome della compagnia per cui lavora ha illuminato le nostre cene ( i protagonisti colgano il doppio significato, o forse il triplo!)…da lodare in questa persona è l’audacia con cui affronta le situazioni amalgamata con una sana e dolce simpatia.
 
Grazie all’Arca per aver dato l’opportunità di un affrontare un tale viaggio, un viaggio diverso dagli altri, un viaggio adulto…magnifico.
 
Ora in prima persona volevo ringraziare i miei compagni d’avventura che si faranno promotori e divulgatori insieme a me di questo viaggio, perché sempre più gente venga a conoscenza di ciò che spesso i mezzi di comunicazione mettono a tacere. GRAZIE!

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